Il suo primo arnese è lo sguardo.

I passi, messi in fila uno dopo l’altro lungo il letto del fiume, la sua dichiarazione d’intenti: scoprire, lasciarsi invadere dalla delicata potenza della natura nel suo lento divenire. Affida l’ispirazione al creato, Maurizio Catellani: raccoglie sottovoce i segni nascosti che la terra ha plasmato e dà loro una voce.

È il suono di linee perfette che aspetta solo di essere udito, quello che lui rintraccia: il colore di forme modulate dai secoli, l’accenno di storie infinite e mai finite. “Madre natura fa la metà del lavoro” – dice con reverenziale rispetto. Lui prende in carico il compimento del progetto, mettendo insieme i legni, la pietra e il ferro, scarto dell’opera dell’uomo, e consegnando a quell’abbraccio di materia le proprie emozioni.
Lo fa da oltre cinquant’anni, con la cura di chi custodisce un messaggio prezioso e si fa portavoce di una verità superiore.
Ha dato vita a centinaia di opere, ma di ciascuna ricorda la forma primordiale e il percorso che l’ha condotto ad essa.

Il senso di responsabilità e il compiacimento del distacco. Come fossero figlie, o pezzi di cuore.

Noi, chiamati ad abbandonarci a quello sguardo, nell’osservare le sue sculture diamo continuità a un connubio d’incanto.

Quello fra uomo e natura.